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Pietro Leopoldo Granduca di Toscana - Gli Itinerari PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Gli Itinerari
La storia

La Storia
padule.jpgIl Granducato di Toscana, con Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena (1765 – 1790), fu uno degli Stati italiani più evoluti e modello di riformismo illuminato in tutta Europa. Gli effetti di tali riforme sono ancora oggi ben evidenti nell’organizzazione del territorio pistoiese.

Le bonifiche delle zone paludose della Toscana
La bonifica di un’area, quella della Valdinievole e del Padule di Fucecchio, tra Firenze, Pisa e Lucca, fino a quel tempo malarica e abbandonata, e la costruzione dei bagni e del nucleo originario della nuova città termale di Montecatini Terme, rappresentano le realizzazioni più riuscite della politica urbanistica lorenese nel nostro territorio. «La val di Nievole, o sia il vicariato di Pescia, è una delle parti più popolate, più coltivate e più fertili e più industriose della Toscana.» Così scriveva Pietro Leopoldo nelle sue Relazioni mentre circa mezzo secolo dopo nelle sue Memorie, Leopoldo II sottolineava così i meriti del suo grande avo: «Val di Nievole si distende risorta, tornata sana, ricca di grano, la collina coronata di olivi» e i Bagni di Montecatini sono uno «stabilimento salutare che si adorna dei comodi alla vita che ora si desiderano».

Le comunicazioni stradali
Su iniziativa di Pietro Leopoldo, negli anni 1766-79, venne costruita dallo scienziato ed ingegnere Leonardo Ximenes la nuova Strada Modenese che nella località Boscolungo (oggi Abetone) si salda al corrispondente tratto emiliano realizzato dall’ingegnere Pietro Giardini su incarico del Ducato di Modena. Dal nome dei costruttori la strada fu chiamata Via Giardini – Ximenes Al passo dell’Abetone due cippi a piramide individuano oggi l’antico valico ed il vecchio confine fra il Granducato di Toscana e quello di Modena. Una delle piramidi porta lo stemma del Ducato di Modena e l’altra quello dei Lorena.

La disciplina ecclesiastica
Pistoia fu un centro dottrinale del giansenismo. Pietro Leopoldo sostenne le idee gianseniste di Scipione de’ Ricci, vescovo di Pistoia, il quale dovette però abbandonare il suo tentativo riformatore a seguito delle ostilità manifestate sia dai vescovi che della popolazione.



 
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